martedì 10 febbraio 2009

Licenza di uccidere... le leggi con il principio delle deroghe


DISCARICHE
In nome di un’emergenza senza fine, di un mancato rispetto delle regole più elementari su come si affronta il problema rifiuti, si privilegia lo stoccaggio di milioni di tonnellate di false eco-balle in discariche a cielo aperto e si va a caccia di siti da riempire velocemente, senza adeguate garanzie per la salute dei cittadini.

Il PIANO di governo, scritto nella legge 123/2008, autorizza la realizzazione di una serie di discariche in tutte le cinque province campane, nelle quali è previsto lo sversamento di ogni tipo di rifiuto ordinario (tal quale) e speciale tossico o nocivo. Questi i siti potenziali:

- Savignano Irpino (AV), località Postarza;
- Sant'Arcangelo Trimonte (BN), località Nocecchie;
- Serre (SA), località Macchia Soprana;
- Napoli, località Chiaiano (Cava del Poligono - Cupa del cane);

- Andretta (AV), località Pero Spaccone (Formicoso);
- Terzigno (NA), località Pozzelle e località Cava Vitiello;
- Caserta, località Torrione (Cava Mastroianni);
- Santa Maria La Fossa (CE), località Ferrandelle;
- Serre (SA), località Valle della Masseria.

Questa è la situazione attuale:

Savignano Irpino (AV)
La discarica si trova in località Postarza. È stata aperta il 12 giugno 2008. Fra Avellino, Benevento e Foggia in una terra la cui unica risorsa è sempre stata l'agricoltura. Ora a Savignano Irpino, è attiva una discarica regionale che si estende su un’area di 22 ettari un tempo, non molto lontano, coltivata a grano dagli agricoltori locali. anche se già esiste un’altra megadiscarica regionale chiusa e mai bonificata, ad Ariano Irpino (AV), quella di Difesa Grande a meno di 1 km di distanza e che ospita due milioni di metri cubi di rifiuti TANTE SONO LE IRREGOLARITÀ CHE SI STANNO COMMETTENDO. Innanzi tutto si tratta di una discarica costruita sull’acqua; dovevano arrivare 50-60 camion al giorno e invece ne arrivano 100-150; il percolato, spacciato per acqua piovana, viene trasportato con autobotti al depuratore di Ariano. Ariano e Savignano sono state blindate dalle forze dell'ordine e lo saranno finché anche Pustarza traboccherà di rifiuti e veleno! Possono continuare a morire così, nelll'indifferenza più totale?

Sant'Arcangelo Trimonte (BN)
Si trova in località "Nocecchie" ed è ubicata di fronte al belvedere della piazza del paese con gli effluvi che ne appestano l’aria. La discarica è stata aperta il 25 giugno 2008 ed è stata realizzata in parte su un altopiano argilloso stabile (Lotto 1) e in gran parte lungo un versante geomorfologicamente instabile interessato da evidenti fenomeni franosi (Lotto 2), costituito prevalentemente da rocce argillose alterate in superficie fino alla profondità di vari metri. Così come previsto dai tecnici dei comitati lunedì 11 agosto 2008 si è verificato un dissesto che ha interessato una vasca in costruzione, per l’accumulo dei rifiuti. Ciò nonostante l’attività di conferimento continua. In realtà queste ,con Ferrandelle, sono le uniche discariche ufficialmente aperte.

Macchia Soprana (SA)
La discarica si trova nel Comune di Serre. È stata chiusa il 25 giugno 2008 perché sovrasatura e riaperta il 10 luglio,dopo che gli accertamenti tecnici per la verifica della stabilità hanno dato esito positivo. Lo scorso 25 agosto l’attività di conferimento è stata sospesa. Ma la zona resta sotto il tiro del commissariato di governo che intende ancora violentare quello splendido territorio, con l’apertura del sito di Masseria Grande ancora più vicina al paese.

Chiaiano (NA)
Dal 10 luglio 2008 l’Esercito ha avviato l’attività di sorveglianza della Cava del Poligono a Chiaiano, in località Cupa del Cane dove avviene l’allestimento di una delle 2 discariche della città di Napoli, l’altra è Terzigno, in pieno Parco Naturale del Vesuvio,zona quest’ultima che andrebbe restituita alla sua naturale bellezza bonificandola dalle innumerevoli discariche abusive presenti.
La scelta di Chiaiano è l’ennesima dimostrazione della mancanza di buon senso e della scarsa scientificità nei criteri di scelta di un sito.
È centralissima nell’abitato, coinvolge infatti 4-5 grandi quartieri napoletani, oltre all’intero polo ospedialiero della città; è inidonea da un punto di vista geomorfologico, e lo dimostrano le innumerevoli frane di questi giorni, più che previste dai tecnici dei comitati; inoltre proprio chi ci deve garantire trasparenza e sicurezza ha tentato di occultare per lungo tempo il rinvenimento di notevoli quantità di amianto.Anche in quest’area l’esercito viene utilizzato contro i cittadini che difendono il proprio diritto alla salute, coprendo nefandezze operate ai danni della popolazione.
Ora che la storia dell’amianto, che grazie alle innumerevoli pressioni fatte dalla cittadinanza stessa e dai tecnici che li rappresentano, non si può più nascondere, sono stati stanziati 850 mila euro per la bonifica che si vanno ad aggiungere agli oltre 50 milioni di euro stanziati per l’allestimento della discarica.

Cava Mastroianni
Non ci sono più parole. La cava Mastroianni,attigua alla tristemente famosa discarica di LO UTTARO, è tra le 10 discariche scelte dal governo per placare l’emergenza rifiuti. Lo Uttaro è stata definita una bomba chimica dal presidente della commissione parlamentare d’inchiesta e la gente di quell’area in luogo di una doverosa bonifica si vede arrivare una nuova discarica. È proprio vero che la legge non è uguale per tutti.L’articolo 32 della costituzione che sancisce il DIRITTO ALLA SALUTE non è valido per chi, sciaguratamente, abita in una zona che viene scelta come sito di discarica.
Questo soprattutto in Campania dove è possibile PER LEGGE disattendere tutte le normative europee in tema di discarica. IN EUROPA, infatti, LE DISCARICHE PER IL TAL QUALE SONO FUORI LEGGE, inoltre i siti di stoccaggio della frazione residuale dei rifiuti, ossia le discariche a norma, devono essere ad ALMENO 5 KM DALL’ABITATO, e mai e poi mai rifiuti speciali insieme a rifiuti ordinari.

INCENERITORI
Il processo d’incenerimento, in sintesi, tratta sostanze diverse allo stesso modo: bruciandole, ne diminuisce il volume aumentandone la pericolosità.
La legge 123 prevede per la Campania BEN 5 IMPIANTI DI INCENERIMENTO RIFIUTI.
In Europa e nel mondo questa metodica di trattamento dei rifiuti è in DISMISSIONE, per gli innumerevoli studi che ne dimostrano la nocività per l’ambiente e per la salute, ( vedi anche studi marzo 2008 dell’Istituto di vigilanza sanitaria francese), ma anche per l’importanza del RECUPERO DEI MATERIALI che nell’inceneritore finiscono il loro ciclo di vita, e per la non redditività del sistema produzione energia.Soprattutto in Campania dove saranno autorizzati a bruciare il tal quale, ossia la spazzatura così com’è, per mantenere livelli elevati di temperatura dell’impianto, si deve utilizzare gas metano, quindi si rende necessario utilizzare energie provenienti dall’esterno.
Ma il nostro governo ovvia anche a questo e decide che il contributo statale (CIP6 ), pagato dai cittadini sulla bolletta Enel per finanziare le energie RINNOVABILI, possa essere devoluto agli inceneritori addirittura anche per bruciare la frazione organica, bene prezioso per i nostri terreni in via di desertificazione.
Quindi le grandi multinazionali vengono in Campania a costruire con soldi pubblici, si fanno pagare per bruciare i rifiuti e usufruiscono di contributi statali per rendere produttivo il loro affare. E a noi? I FUMI E LE CENERI da smaltire nelle nostre discariche nelle quali si può, SEMPRE GRAZIE ALLA LEGGE 123, sversare qualsiasi tipo di rifiuto speciale e non.
5 impianti da 750 mila tonnellate /anno ( ognuno il triplo dell’inceneritore di Vienna) che potrebbero bruciare i rifiuti di più regioni che non facciano neanche un minimo di RD.

Acerra
Acerra rappresenta la pietra dello scandalo rifiuti in Campania.
Un imbroglio da mandare in fumo. Le irregolarità e le inefficienze che si sono perpetrate per oltre un decennio sono tutte agli atti della magistratura. I ritardi nella sua realizzazione non sono, infatti, opera dei comitati ambientalisti, ma stop della magistratura che ne segnalava le irregolarità. Dopo oltre 27 rettifiche il progetto fa ancora acqua da tutte le parti e nonostante le forzature governative e l’entrata in gioco della A2A di Brescia, non riescono a farlo entrare in funzione nemmeno per i collaudi.
Inoltre nessuno operatore di buon senso potrebbe concedere la VIA (valutazione di impatto ambientale) ad un inceneritore realizzato nel tristemente famoso TRIANGOLO DELLA MORTE, come è stata definita la zona dallo studio commissionato dalla protezione civile nell’ottobre del 2006.

UN ALTRO MODO È POSSIBILE
I cittadini campani, additati da tutto il mondo come esseri incapaci di fare la Raccolta Differenziata o di attuare qualsiasi buona pratica, continuano a subire, dopo 14 anni di strumentale emergenza, scelte scellerate sul proprio territorio operate direttamente dal governo centrale, in assenza assoluta di controllo da parte delle amministrazioni locali.
Noi che siamo nati qui, abbiamo dovuto aprire gli occhi, toglierci la benda e, prendendo coscienza della gravità del problema, siamo andati alla ricerca di soluzioni possibili nell’ambito delle tecnologie in uso in Italia e in Europa, per tutelare la nostra salute e la nostra economia basata sul turismo e su produzioni agro-alimentari.
Stiamo sottoponendo a istituzioni locali e regionali un modello per la soluzione del problema, basato sulla logica della FILIERA DEI MATERIALI E NON PIU’ SUL CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI.
Un ciclo virtuoso che rigeneri un’impiantistica già esistente sul territorio ( i 7 impianti ex CDR che possono divenire perfetti impianti di Trattamento a freddo dei rifiuti con una spesa complessiva di circa 10 milioni di euro contro i 1500 milioni di euro necessari per la costruzione degli inceneritori); con soluzioni per la frazione organica ( l’umido) che possa prevedere il compostaggio domestico, l’umido ai coltivatori diretti (Progetto Bacoli) e digestori anaerobici di piccole dimensioni e pertanto a scarso impatto ambientale. Ai 7 impianti può arrivare sia il rifiuto tal quale (con un maggiore dispendio di soldi ed energie per separali), sia un rifiuto differenziato, ossia già separato dalla frazione umida.
Ci sono anche soluzioni per la frazione indifferenziata (come l’impianto di estrusione modello Vedelago), una frazione che, con l’introduzione di buone pratiche può ridursi sempre di più.
Un ciclo che abbia come presupposto la RD porta a porta, la riduzione a monte degli imballaggi e del monouso e un percorso di CAMBIAMENTO DI ABITUDINI A VANTAGGIO DELL’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO.

[Coordinamento Civico Flegreo]

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