domenica 4 maggio 2008

Intervista ai Presidenti del Parco Regionale dei Campi Flegrei e del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli


Le quattro macroaree individuate nel decreto di istituzione del sito di interesse nazionale, firmato dall'uscente ministro all'ambiente Pecoraro Scanio con il contestuale stanziamento di venti milioni di euro lo scorso 10 Aprile, sono il cratere sella Senga, l'area ex Difrabi e la località Zampaglione - tutte all'interno del Parco Regionale dei Campi Flegrei - e la collina degli Spadari che insiste, invece, all'interno del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli. A tal proposito mi è sembrato utile rivolgere ai presidenti di queste due realtà, Francesco Escalona per il primo e Agostino Di Lorenzo per il secondo, alcune domande volte a conoscere il loro convolgimento nel progetto di bonifica.

- Presidente Escalona, sappiamo che l'ente Parco di cui lei è al vertice è stato accreditato in sede di conferenza dei servizi presso il ministero dell'ambiente per la bonifica di Contrada Pisani e che ha partecipato all'incontro tenutosi a Roma il mese scorso. Che iniziative state intraprendendo in merito?

- Per comprendere i passi che stiamo intraprendendo nel progetto di recupero del territorio occorre fare un breve excursus sulla storia del parco. Ricordiamo che il Parco regionale dei Campi Flegrei è stato istituito con legge regionale nel 2001 ed è entrato in funzione del 2005 con la nomina del Presidente ad opera di una delibera della giunta regionale emanata dai tre assessori regionali competenti per materia: l'assessore all'ambiente, all'urbanistica e all'agricoltura. Il consiglio direttivo è stato nominato nel 2006. Ne fanno parte quattro comuni, Napoli, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. Di recente anche il comune di Quarto ha fatto richiesta di farvi parte. Si tratta di una vasta area che si estende da Cuma fino a Posillipo e comprende il pregiatissimo sito della discesa Gaiola.

- Cosa avete fatto in concreto quando il prefetto Pansa, il 2 gennaio 2008, ha deciso di riaprire, dopo 12 anni, la discarica di Pianura che per buona parte è all'interno del parco che leI presiede? - Abbiamo predisposto tutti gli atti necessari. Il parco ha rivendicato fin da subito un ruolo attivo nelle scelte che riguardano il nostro territorio e ha sempre ribadito con forza il suo fermo no al progetto di riaprire la dicarica dei Pisani. Abbiamo comunicato questa nosra decisione a tutti gli organi competenti.

- Sembra però che sul piano mediatico siate stati poco presenti.

- La scarsa visibilità non può essere imputabile a noi ma al fatto che siamo privi di un ufficio stampa e a oggettive difficoltà organizzative. Attualmente siamo dotati, malgrado la vastità dell'area di nostra competenza e dei problemi da affrontare di un organico assai ridotto. Solo cinque unità invece che le trentatre previste dallo Statuto. Gli organi di informazione non ci hanno rivolto la dovuta attenzione probabilmente perchè le nostre posizioni di contrarietà alle decisioni governative erano giudicate scomode e controproducenti. Occorre comunque sottolineare che l'Ente Parco non è un'associazione come le altre e che in quanto istituzione non ha un margine di manovra molto ampio per manifestare le proprie azioni che devono essere esplicitate attraverso la comunicazione ufficiale, devono seguire dei percorsi ben definiti e non possono sfociare in condotte dimostrative ed eclatanti come quelle dei privati cittadini.

- Non pensa che la nomina politica del Presidente costituisca un ostacolo insormontabile all'indipendenza operativa e decisionale dell'ente?

- La scelta del presidente è fatta in base a criteri di trasparenza. E' previsto l'invio di curricula che sono vagliati da un'apposita commissione. Alle sedute del consiglio partecipano le tre principali associazioni ambientaliste: Confragicoltura, Coldiretti e CIA. la provincia di Napoli e i quattro comuni sopracitati, il numero massimo consentito dalla legge. Lo statuto, disponibile sul nostro sito web, prevede un forum del partenariato che ha lo scopo di allargare la partecipazione agli attori presenti sul territorio, cittadini e associazioni locali, per decidere le linee programmatiche. Il forum è indetto con cadenza minima di tre mesi. Questo meccanismo, assai innovativo, consente di rompere il meccanismo della delega. Pesidente Di Lorenzo, cosa ci può dire, lei a riguardo? Il parco metropolitano delle colline di Napoli, previsto da una legge regionale nel 2003 sulla base di una precedente legge del 1991 che prevedeva un sistema di parchi urbani e un parco metropolitano, è stato istituito nel 2004. L'dea era già presente fin dagli anni venti del secolo scorso ma si concretizza solo nel 1997 con la proposta di variante al piano regolatore regionale e la sua adozione nel 2001. Esso ha enormi potenzialità. Costituisce una grande riserva ambientale che compensa l'eccessiva urbanizzazione circostante. Si tratta di un'area attualmente poco conosciuta e usufruita dai cittadini. il parco ha l'obiettivo di valorizzare i beni storici, rurali e naturali in esso presenti. Aree attualmente considerate marginali e di periferia diventano strumento per ridisegnare il rapporto tra centro e periferia.. Il parco può rappresentare l'occasione per attivare processi economici e occupazionali basati sull'industria del tempo libero e del turismo ambientale. Si tratta di un'area di ben 2215 ettari, un quinto dell'intero territorio comunale. Ci dispiace dover dichiarare che il ministero dell'ambiente non ci ha inoltrato nessuna comunicazione riguardo alla perimetrazione della collina degli Spadari all'interno del sito di interesse nazionale. Eravamo all'oscuro di tutto. Io sono l'unico funzionario regionale distaccato presso l'ente parco anche se, dietro mio sollecito, a breve sarò coadiuvato da altri tre ispettori della regione. Adesso che sono venuto a conoscenza di questa notizia mi attiverò per accreditare il parco presso la conferenza dei servizi prevista dal decreto di attuazione del sito e porrò in essere tutte le iniziative che si renderanno necessarie per coadiuvare il ministero nella realizzazione del progetto. Da queste due interviste si deduce chiaramente che i parchi regionali sono dotati di mezzi e uomini insufficienti a perseguire gli scopi di tutela e valorizzazione ambientale che essi si prefiggono, quasi che fossero delle belle scatole vuote realizzate per interessi di propaganda politica, scarsamente adatti ad incidere positivamente sul recupero del territorio. Manca un fattivo coordinamento tra i parchi e tra questi e gli enti locali. Lo spazio sui media non viene concesso, si conquista e non è la mancanza di un ufficio stampa che può giustificare il silenzio assordante dei due parchi nei giorni più drammatici dell'emergenza rifiuti a Napoli nel gennaio e febbraio di quest'anno. La partecipazione dei cittadini, delle associazione e degli enti locali non risolve il problema dell'autonomia di questi enti che rappresentano, insieme all' Arpac, la longa manus della regione con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. C'è da auspicare che nei mesi prossimi essi siano protagonisti di azioni incisive e determinanti nella lotta al degrado ambientale che ci circonda e che tanta responsabilità ha nel penoso declino dell'immagine della nostra regione e della nostra economia.



[Crescenzo Mele]
da "La Municipalità " del 04.05.2008
www.lamunicipalita.it

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