
Impatto sulla salute umana
Commento allo studio descrittivo presentato recentemente a Napoli
Si tratta di uno studio 'ecologico' descrittivo ove non si è studiato l’esposizione individuale di soggetti ammalati a fattori di rischio (abitare in prossimità delle discariche abusive) in confronto all’esposizione agli stessi rischi di soggetti non ammalati (Studio caso-controllo) né si è studiata la storia di esposizione di una popolazione di alcune aree e la rilevazione di eventi patologici seguenti (studio di Cohorte), bensì si tratta di studio ecologico: la distribuzione statistica di casi di malattia di popolazioni abitanti in alcune zone viene statisticamente confrontata con le distribuzioni delle stesse malattie in altre popolazioni prese come paragone.
Mentre gli studi 'caso controllo' e di 'cohorte' (studi analitici), che partono da persone reali, sono disegnati per verificare ipotesi di associazioni tra esposizione e malattia, gli studi 'ecologici' (descrittivi) per loro stessa natura , non hanno il potere di dimostrare associazioni, ma sono spesso utilmente usati quali 'segnali starter' per effettuare sudi analitici ben più lunghi e costosi del confronto sia pure raffinato di 'statistiche'.
Gli stessi autori dello studio in oggetto riconoscono l’impotenza di dimostrare vere associazioni etiologiche tra esposizioni ai rifiuti e malattia , ma ritengono 'suggestive' le indicazioni descrittive scaturite : in particolare ritengono indicativa la 'coerenza' tra diversi indicatori di rischio ed eventi sanitari.
Gli stessi autori riconoscono l’impossibilità di una interpretazione etiologica dei dati rilevati e concludono, come sempre negli studi ecologici, sulla necessità di ulteriori studi.
Purtroppo però la comunicazione ai mass media dei dati, arricchiti dalle considerazioni personali dei ricercatori, non è stata, come ci si poteva benissimo aspettare, corredata dalla stessa cautela da parte dei mass media che non hanno perso la ghiotta occasione di dei fine il triangolo della morte, l’associazione certa tra i rifiuti oggi giacenti nelle strade ed i contemporanei casi di tumori e malformazioni e via così, montando una certezza nella popolazione che ha tranquillamente evitato ogni responsabilizzazione davanti all’evidente emergenza, preferendo, sindaci in testa, cavalcare il consueto peana delle vittime dell’autorità pubblica.
Si è creato un coacervo di ignoranza ed arroganza assolutamente pericolosa di senso contrario a quel dovere di responsabilità che pure riguarda ogni cittadino.
Relativamente allo studio in oggetto conviene fare alcune brevi osservazioni.
1. Questo studio ha una parziale validazione scientifica: in epidemiologia, come in qualsiasi altra scienza, uno studio non è validato se non quando è pubblicato su una rivista scientifica specifica dotata di referaggio indipendente: cosa accaduta soltanto per uno studio riportato in bibliografia dagli autori; quello pubblicato su 'annali della New York accademy of sciences' sulla mortalità per cancro nelle aree in questione: uno studio sostanzialmente diverso da quello pubblicamente presentato: privo delle analisi di 'trends'andamenti, motivano il rapporto e dove gli autori si guardano bene, giustamente, da dimostrare relazione causale tra discariche e casi di cancro: piuttosto invocano, come al solito, la necessità di ulteriori studi.
L’altro studio dato come 'pubblicato' non lo è su una rivista scientifica , bensì sul 'notiziario' dell’Istituto Superiore di Sanità, un bollettino informativo privo di referaggio scientifico.
Gli altri 'studi' non sono pubblicati su riviste, ma sono 'abstracts' di congressi e come tali non referenziati.
Assolutamente fuori luogo l’autorship del rapporto, attribuito alle istituzioni cui appartengono gli autori, a caccia di una credibilità che il loro nome non riesce ad ottenere?
2. Anche il citatissimo studio sulla rivista: 'lancet Oncology' non è affatto uno studio, ma una semplice lettera di opinioni, e quindi, come tutte le lettere, accettata per attualità dalla redazione , ma non sottoposta a quel referaggio scientifico indipendente che ne valida i dati e le conclusioni.
3. Lo studio ecologico si basa su casi di mortalità di precedenti sette anni (dal 1994 al 2001) e casi di malformazioni congenite di precedenti sei anni (dal 1996 al 2002) dando luogo a possibili errori:
3.1 mancano gli ultimi 5 anni, dato il ritardo delle raccolte statistiche, ma sono pur disponibili dati diagnostici abbastanza accurati ed aggiornati al 2006.
3.2 I dati di mortalità, oggi, non sono un buon indicatore di incidenza di tumori e di molte altre malattie: infatti molti tumori oggi non uccidono più e la sopravvivenza per altri si è di molto prolungata.
3.3 Anche i dati sulle malformazioni congenite sono l frutto di una miscela non omogenea, mancando un affidabile sistema di registrazione di queste patologie in Campania.
4. I Tumori hanno tempi di incubazione (tra l’esposizione ai fattori etiologici ed il manifestarsi di malattie di alcuni decenni: quindi la descrizione oggi di distribuzioni di morti per tumore riflette, se vera, una esposizione di alcuni decenni fa , ma nulla ha a che fare con l’ATTUALE RISCHIO DELLE POPOLAZIONI di quelle zone.
Questo non è vero per le malformazioni congenite che hanno il tempo di incubazione di una gravidanza.
1. Le dimensioni delle popolazioni oggetto dello studio sono troppo piccole per misurare eventi relativamente rari quali Morti per tumori e malattie congenite : ne deriva una grande oscillazione dei dati ed una grande incertezza statistica : motivi per i quali gli autori hanno messo insieme i dati di sei-sette anni, impossibilitati ad effettuare calcoli su numeri troppo piccoli.
2. Sarebbe stato auspicabile, a fianco dell’uso di tassi di mortalità standardizzati, una specifica per classi d’età dei casi: fattore pure determinante sia sul rischio di tumore che, per la madre, sulle malformazioni congenite.
3. L’esposizione della popolazione ai rifiuti non è stata misurata in alcun modo individuale (raccolta di storie di esposizione etc.) ma è stata arbitrariamente definita in base alla residenza in cinque diverse classi di 196 comuni definiti a diverso rischio a seconda della presenza censita di discariche abusive definite (come?) più o meno pericolose.
4. Il confronto di mortalità e malformazioni e stato fatto tra circa 96 aree definite 'pericolose' e 'un centinaio' di comuni delle stesse province definiti 'a rischio minimo'; le novantasei aree a diverso rischio sono state divise in 4 gruppi mentre il restante 'centinaio' è nel gruppo di confronto. Ne deriva:
4.1 La grande sproporzione tra le dimensioni delle classi: se in una vi sono 100 comuni e nelle altre quattro 96, in quella più a rischio solo otto; un ulteriore ampliamento dell’errore statistico.
4.2 La Regione Campania soffre di carenza di registri tumori: ne è presente, solo da pochi anni, uno in una ASL della regione. Anche il registro delle malformazioni congenite soffre di storiche limitazioni sia nelle diagnosi che nella copertura geografica.
5. Gli autori sono coscienti che sia i morti per tumore che le malformazioni congenite sono, in tutto il mondo, più frequenti nei poveri: la povertà è un determinante importante di malattia.
Per contenere quindi, l’effetto povertà sull’associazione cercata con i rifiuti , è stato costruito un indice complesso che approssimasse le condizioni di povertà : anche questa non un’osservazione individuale, ma una combinazioni di indicatori statistici di popolazione: un tentativo coraggioso e ben fatto, ma ben lungi dal fugare il sospetto che le pur deboli differenze statistiche osservate siano attribuibili al complessivo stato di degrado socio economico della zona piuttosto ce all’esposizione a rifiuti
Complessivamente quindi, lo studio si presenta come un buono studio ecologico descrittivo, con obbiettivi limiti legati alla disponibilità e qualità dei dati, ma al quale non si può attribuire più di un 'segnale' per eventualmente approfondire la relazione tra salute ed esposizione ai rifiuti con appropriati studi analitici.
Ministero della Salute
Dipartimento della Prevenzione e Comunicazione [6.6.07]
lunedì 11 febbraio 2008
Trattamento dei rifiuti in Campania
alle
11:41
Etichette: Ministero della Salute
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